In breve
- Camere: la prima camera verificata è la Canon EOS R6 Mark II, collegata via USB-C, l’unico modello che abbiamo provato sul campo finora. Altre Canon, Nikon, Sony, Fujifilm e Panasonic sono in arrivo: la tabella Camere e accessori qui sotto indica lo stato di ciascuna.
- iPhone: un modello con porta USB-C (iPhone 15 e successivi) e iOS 18 o successivo. Su iOS l’app è solo per iPhone, non per iPad.
- Android: Android 8.0 o successivo (consigliato Android 10 o successivo), porta USB-C con supporto USB host (OTG), encoder video hardware. Consigliati 6 GB di RAM o più.
- Cavo: USB-C ↔ USB-C per i dati. Con iPhone Pro e Android USB 3 conviene un cavo USB 3 (10 Gb/s).
- Spazio: gli originali vengono copiati sul telefono, quindi serve spazio libero almeno pari al girato della giornata, più i proxy.
Nessun telefono è indicato come «verificato» modello per modello: gli elenchi qui sotto seguono i requisiti tecnici dell’app e le schede ufficiali dei produttori. Se un modello in elenco ti dà problemi, scrivici.
Cosa fa il telefono con i tuoi file
- Controllo e copia via USB: la camera parla con il telefono tramite il protocollo PTP (su iPhone con il framework di sistema ImageCaptureCore, su Android con l’USB host). Live view, controlli e importazione passano dal cavo.
- Proxy video: per ogni clip il telefono crea un file MP4 H.264 a 720p (1280×720 su iPhone, lato corto di 720 px su Android, con audio AAC). La codifica usa l’encoder hardware del telefono.
- Anteprime foto: un JPEG con il lato lungo di 1600 px. Per i RAW (per esempio CR3) si usa l’anteprima incorporata dalla camera.
- Upload: nelle Destinazioni scegli se caricare originali, proxy o entrambi.
Il lavoro più pesante è decodificare le clip H.265 a 10 bit 4:2:2 della R6 Mark II (per esempio con C-Log 3 o HDR PQ). Molti telefoni non hanno un decoder hardware per l’H.265 4:2:2: il proxy in questo caso può richiedere più tempo o non riuscire, mentre l’originale resta nella libreria e si può caricare comunque. Con le clip H.264 (8 bit 4:2:0) il problema non c’è.